La luce della Pasqua nella notte della ragione

La follia della guerra e il dramma ambientale nell’omelia pronunciata dal vescovo Antonio Di Donna nella Cattedrale di Acerra nel giorno di Pasqua
17-04-2022

Abbiamo appena ascoltato dal Vangelo l’annuncio più sconvolgente della storia degli uomini: Gesù, colui che è stato crocifisso, è risorto. L’impossibile è diventato possibile.

La risurrezione di Gesù non è un simbolo, non è una favola a lieto fine: Gesù è il vivente, ieri, oggi e sempre. Questo cero pasquale acceso nella notte, durante la grande veglia, lo dice con i suoi simboli: alfa e omega, Gesù è il primo e l’ultimo, il principio e la fine. L’anno in corso, inciso sul cero, 2022, indica che Egli è il vivente e vive oggi, presente.

La risurrezione di Gesù non è nemmeno l’immortalità dell’anima: a questa dottrina c’erano già arrivati i filosofi greci, Platone, Aristotele. Non è questa la risurrezione di Gesù. E’ qualcosa di oltre, di più grande. Gesù non è vivo, ad esempio, come vive il messaggio di un maestro nel cuore dei discepoli. Egli è veramente risorto. Lo dice molto bene la lingua greca: «Christòs anèsti, alithòs anèsti – Cristo è risorto, è veramente risorto».

L’apostolo Paolo lo dice con una espressione lapidaria, concisa, formidabile: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede». Senza la risurrezione del Signore, noi perdiamo tempo, possiamo chiudere il libro e tornarcene a casa, perché la risurrezione di Cristo non è una verità accanto alle altre verità della fede, ma è la base senza la quale crolla tutto il cristianesimo come un edificio senza fondamenta.

Cari amiche e cari amici, chiedo a me e a voi, in quale contesto cade la Pasqua di quest’anno del Signore 2022? Quale tempo stiamo vivendo, che può essere vissuto alla luce del Signore risorto?

Tra le tante categorie ne riprendo soprattutto due.

Stiamo vivendo un tempo di profonda incertezza che viene da lontano. Gli anni duemila sono iniziati con l’attacco alle Torri Gemelle, e poi la crisi finanziaria del 2008, e dopo la pandemia che non accenna a scomparire, e infine questa maledetta guerra. Viviamo una società del rischio. È aumentato il senso di vulnerabilità, basta poco a farci saltare in aria.

L’altra categoria che voglio usare, e su cui mi fermo, è la categoria della notte. Chi partecipa solitamente alla grande veglia di Pasqua viene colpito da questo simbolo. L’assemblea si raduna nella notte. Noi siamo nella notte, in particolare nella notte della ragione. E il sonno della ragione, diceva un autore, genera mostri.

Perché sto parlando della notte della ragione? L’analisi non è mia, ma di un organismo autorevole nazionale. Il Censis ogni anno fa la sua analisi sulla società italiana, e per l’Italia, nel 2021, parla di società irrazionale. Si sta alzando un’onda di irrazionalità in Italia, dice il Censis. Al tempo in cui l’analisi è stata fatta, essa si riferiva soprattutto alle teorie intorno al rifiuto dei vaccini, che il Censis interpreta appunto come una scelta irrazionale. Ma dopo, quest’onda irrazionale che si è alzata nel nostro Paese, e non solo, si è manifestata, e si sta manifestando, soprattutto nei riguardi di questa guerra. E’ veramente la notte della ragione!

 

La notte della ragione e la folle guerra

In primo luogo sull’idea stessa di guerra, che è inaccettabile, una follia, anacronistica. All’inizio del terzo millennio stiamo ancora a fare le guerre. I padri del Concilio Vaticano II, 60 anni fa, definirono la guerra una cosa estranea alla ragione umana, irrazionale appunto. Soprattutto questa guerra, che stando agli esperti poteva essere tranquillamente evitata e risolvibile in maniera diplomatica, se da tempo, fin a dal 2014, si fosse scelto di mettersi al tavolo di un negoziato.

Una guerra irrazionale, anche per un altro motivo. Impressiona, cari amici, in questo mese e mezzo, il pensiero unico, l’omologazione, la massificazione, l’appiattimento delle posizioni. Guai a chi avanza letture diverse, alternative di questa guerra: chi non rientra negli schemi dominanti appare un nemico.

Intendiamoci: non ci possono essere dubbi sulle responsabilità, c’è un aggressore e un Paese aggredito. Su questo non ci piove, e non ci possono essere giustificazioni di sorta. Siamo contro l’aggressore, il regime autoritario e spietato di Mosca.

Ma non possiamo nascondere le responsabilità dell’Occidente, dell’Europa, e soprattutto degli Stati Uniti, insieme alla Russia, veri protagonisti di questo conflitto. La vera guerra che si sta combattendo è tra queste due potenze, l’Ucraina è solo la vittima creata da loro. I potenti decidono, mostrano i muscoli, vogliono ridisegnare l’assetto mondiale, e i poveri muoiono.

L’Ucraina e noi europei, più che gli Stati Uniti, pagheremo il prezzo più pesante in termini di sacrifici. Già se ne vedono i segnali con i costi delle materie prime, e non mi riferisco solo al gas, ma Dio non voglia, anche ad altro come al grano.

Solo il Papa è l’unica voce fuori dal coro: «E’ l’ora di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’umanità prima che sia la guerra a cancellare l’umanità. Soprattutto, afferma il Papa, in questa epoca nucleare, quando l’uomo ha raggiunto il potere di distruggersi, non ci saranno vinti e vincitori. Quale vittoria sulle macerie? Che significa piantare una bandiera sopra di esse? E’ vittoria questa? Già gli antichi parlavano di vittoria di Pirro!

Questa ondata di irrazionalità, di pensiero unico, questa notte della ragione che ha preso tanti di noi, troppi, fa dimenticare anche che ci sono molte guerre di cui nessuno parla. Per citarne solo alcune: la Siria, lo Yemen, il Myanmar, l’Etiopia, il Mali il Burkina Faso, e altri Paesi dell’Africa e di altre aree della terra. Forse che questa guerra è degna di rilievo perché riguarda l’Europa, è vicina a noi e ci coinvolge? Perché ogni giorno siamo inondati da immagini delle tv e dai giornali? Per questo è più rilevante?

Nella nostra diocesi e in città abbiamo accolto e stiamo accogliendo, siamo tra le prime diocesi in Campania, i profughi ucraini. Dico questo perché non ci sia ombra di dubbio in quello che dirò adesso, e cioè che ci sono tanti altri profughi che fuggono dai loro Paesi, soprattutto dall’Africa e dal Medio Oriente, e vengono a morire nel nostro mare, il Mediterraneo, che è diventato da tempo un grande cimitero. Forse che questi profughi sono di serie B?

E infine, il massimo di questa ondata di irrazionalità che ci sta prendendo tutti con furia: l’escalation delle armi, la corsa al riarmo, l’aumento delle spese militari. Anche qui la voce del Papa si è alzata in maniera profetica, ed è stata criticata: la vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni. Io mi sono vergognato – dice il Pontefice – quando ho letto che un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il 2 per cento del Pil nell’acquisto di armi come risposta a quello che sta succedendo. E’ una pazzia, la vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politiche militari. La vera risposta è un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo ormai globalizzato. Non mostrando i muscoli, non facendo vedere i denti. Un modo diverso di impostare le relazioni internazionali.

In questo giorno di Pasqua sento di fare mio ufficialmente l’appello, che è ancora di pochi purtroppo, che chiede al Parlamento e al governo italiano di cambiare le scelte sull’aumento delle spese militari, che incidono sui bisogni reali della povera gente, e di approvare il Trattato di proibizione delle armi nucleari. Mantenere, aumentare, sostenere armi nucleari è immorale, è illecito nel terzo millennio. A me pare che si stanno esasperando i toni, che si fa a gara a mostrare i muscoli, ad esasperare il nemico. Stiamo scherzando con il fuoco. E mi meraviglio di fronte a questa inquietante sottovalutazione di un’escalation che potrebbe portare ad un conflitto mondiale. Il rischio nucleare è reale, basta poco. Qui in Italia ci sono tre basi della Nato tra le quali una vicinissimo a noi, qui ad Agnano. Certamente ci saranno già i missili puntati. Certo noi speriamo che non si arriverà mai, ma sta di fatto che oggi questo rischio è molto vicino. Che venga ascoltata la voce profetica del Papa!

Permettete un minuto di rifarmi alla memoria. Sempre le voci dei Papi nelle guerre sono state inascoltate. Nella Prima guerra mondiale un Papa piccolo, si chiamava Benedetto XV, definì la guerra mondiale un’inutile strage. Fu accusato di disfattismo. Il Papa non comprende la guerra di difesa. Poi si è capito dopo che l’impero austro-ungarico era disposto a trattare con l’Italia per i territori di confine. E ci volle quella inutile strage, spargimento di sangue. Poi la Seconda guerra mondiale: Papa Pio XII diceva che «nulla è perduto con la pace, tutto può essere perduto con la guerra». E quel conflitto ci ha lasciato un assetto mondiale molto pericoloso con la guerra fredda tra i due blocchi.

Permettete poi che ricordi appena 30 anni fa, la Guerra del Golfo, quando gli Stati Uniti fecero guerra a Saddam Hussein, ritenuto un dittatore, forse lo era pure, ma in realtà il vero motivo era il petrolio. Solo la voce del santo Papa Giovanni Paolo II si alzò con forza contro quella guerra. Col senno di poi abbiamo scoperto il disastro che quella guerra ha fatto: la destabilizzazione di quell’area della terra, con l’avvento al potere anche di gruppi fondamentalisti come i talebani.

Quanti anni devono passare per convincersi che queste voci che fanno appello alla ragione, prima che alla fede, sono ragioni autentiche? Il Signore illumini questi uomini, questi potenti, al plurale, perché non esiste solo un potente cattivo e gli altri sono buoni. Ce ne sono diversi che sono folli, al di là e al di qua dell’Oceano, dentro il nostro Paese e fuori del nostro Paese, che ci stanno portando, Dio non voglia, alla catastrofe.

 

La notte della ragione dell’inquinamento ambientale

C’è un’altra notte della ragione, che vorrei sottolineare, ed è appunto la notte della ragione dell’inquinamento ambientale, che viviamo nella nostra terra. C’è una corsa di varie aziende a impiantarsi sul nostro territorio, che chiedono alla Regione di venire da noi, e la Regione inevitabilmente concede l’autorizzazione.

Si tratta di aziende che smaltiscono rifiuti anche pericolosi. Ce ne sono molte in lista d’attesa e la Conferenza dei servizi della Regione regolarmente concede l’autorizzazione. Tali richieste si susseguono a ritmo incalzante. Ho scritto diverse lettere, ho supplicato i responsabili, perché non si rendessero complici di scelte che portano malattie e morti. Ho chiesto in diverse sedi che il nostro territorio già saturo fosse blindato ma inutilmente, non sono stato ascoltato.

Non solo non ho ricevuto alcuna risposta dagli organismi della Regione, ma nell’ultimo caso, il mese scorso mi ha risposto la presidente della Conferenza dei servizi, “onorandomi” di una risposta, ma palesemente provocatoria. Cito testualmente, mi scrive così: «Certa che il suo accorato appello non vuole essere un invito a violare la normativa vigente, si porgono rispettosi saluti». Non ho controbattuto, perché non è nel mio stile. Vorrei dire però a quella dirigente che la mia richiesta era un invito non a violare la legge ma a cambiare la legge e a rendere la legge più rispettosa del territorio a protezione della salute della gente. Si dice: è la legge, dobbiamo applicare la legge. Anche le leggi razziali, fasciste e naziste, erano leggi, ma erano leggi ingiuste.

Grazie a Dio si sta aprendo forse qualche spiraglio, è Pasqua, vogliamo sempre sperare. Il primo viene dalla nostra bella grande carta costituzionale. Il mese scorso sono stati modificati due articoli della Costituzione italiana, l’articolo 9 e l’articolo 41. Si introduce in questi due articoli la tutela dell’ambiente. “La repubblica tutela l’ambiente”.

Sapendo che il presidente Mattarella verrà qui lunedì prossimo, gli ho scritto una lettera. Gli ho chiesto che metta nel suo discorso ad Acerra anche l’impegno per l’ambiente, perché è il nuovo fronte della Resistenza oggi, è il nuovo fronte di combattimento.

E infine sta crescendo in città, lo riconosco, lo vedo, una sensibilità ambientale. La stessa amministrazione comunale, anche se con un po’ di ritardo, ha messo all’ordine del giorno l’aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti speciali. E’ una scelta molto intelligente, ma spero che non sia solo il prossimo clima elettorale ad aver segnato questa scelta, e speriamo invece che sia il primo punto della nuova amministrazione comunale.

Cari amici quando un popolo è nella notte, in questa notte della ragione, che cosa può fare? Noi che cosa possiamo fare?

Ci sono tre atteggiamenti possibili.

Il primo è quello di aggrapparsi ad un ottimismo superficiale e ingenuo. Del tipo del primo lockdown, quando si diceva “andrà tutto bene”. Ma non è andata affatto tutto bene, almeno per alcuni, che sono morti. Questo atteggiamento non va: non facciamoci illusioni: la crisi è troppo profonda perché le cose si sistemino così facilmente.

C’è un secondo atteggiamento. E’ quello dello scoraggiamento, della paura, del panico: la barca affonda, si salvi chi può, non c’è più niente da fare. Questo atteggiamento di rassegnazione e pessimismo noi lo respingiamo con forza come indegno e contrario alla nostra fede e ragione.

Rimane solo un terzo e ultimo atteggiamento, il solo che merita di essere preso in considerazione in questo giorno di Pasqua. Esso ci spinge a non subire la notte, ma a sforzarci di comprenderla, attraversarla e attraversarla tutta, alla luce di questo cero, del Cristo Risorto.

Facciamo nostra la bella preghiera del cardinale John Henry Newman: «Conducimi tu luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe. La notte è scura, la casa è lontana, conducimi tu luce gentile, tu guida i miei passi luce gentile, non chiedo di vedere assai lontano, mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi tu luce gentile».

E allora, attraversiamo questa notte, attraversiamola con ragione, con lucidità alla luce della fede, la fede nella risurrezione del Signore, questo significa che l’impossibile è diventato possibile, niente è ineluttabile, neppure la guerra, è possibile ricominciare sempre, anche dalle macerie Dio può far nascere la vita.

Certo non si tratta di una formula magica. E’ significativo, voglio dire in conclusione, che Gesù non risorge subito, ma solo il terzo giorno, quando ormai la morte sembrava averlo inghiottito per sempre, quando sembrava che la pietra del sepolcro l’avesse bloccato per sempre. Solo il terzo giorno, perché la risurrezione è vera e credibile quando abbraccia la morte e la sepoltura. Il corpo di Gesù risorto è pienamente trasfigurato perché è stato pienamente sfigurato. Mors et vita duello conflixere mirando, è la bellissima sequenza che abbiamo ascoltato: morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto e ora regna vivo.

Nella notte della ragione che stiamo attraversando manteniamo accesa la debole luce della ragione e della fede. Chi viene a Pasqua in questi anni sa bene che io sono abituato a non dire buona Pasqua, non mi piace, è troppo generico.

Facciamolo da cristiani, i cristiani delle prime generazioni, come i cristiani di rito orientale nella loro lingua greca o cirillica, proprio gli ucraini, proprio i russi, che a Pasqua si salutano così: l’uno dice all’altro in greco: Christòs anèsti, e l’altro risponde: alithòs anèsti, veramente è risorto.

Lo diciamo quest’anno proprio come forma di vicinanza e solidarietà a quelle comunità di rito orientale dell’est europeo che in questi tempi stanno vivendo la tragedia della guerra. In italiano uno dice all’altro: Cristo è risorto, l’altro risponde: è veramente risorto. Non pretendo da voi che lo diciate in greco, ma almeno in italiano facciamoci gli auguri di Pasqua così. Io dico a voi: Cristo è risorto, e voi rispondete: è veramente risorto.

Antonio Di Donna

Vescovo di Acerra